Ingannati dalla volontà e imprigionati nelle insaziabili necessità della materia, ci troviamo subordinati a un desiderio che non è nostro, nati in un mondo sconosciuto, intrappolati in una vita celata dalla verità. La realtà, priva di illusioni, sfugge alla percezione dell’occhio umano, e l’umanità vive nell’oscurità, con occhi velati da un velo intrinseco alla nostra esistenza; il “Velo di Maya” è un concetto che tocca tutti, ci spinge verso una volontà irrazionale di affermare la nostra presenza nel mondo attraverso l’ego, la materia e le superflue necessità..
Al di là di questo velo si cela un mondo del tutto ignoto, uno strappo salvifico che rivela la dimensione della pace e della vera realtà. Dietro il velo, emerge una realtà dominata dal “qui e ora”, un presente che si crea incessantemente e un mondo che si afferma nella sua forma più pura. L’atto di strappare il velo è un risveglio per l’anima, un ritrovamento dello spirito.
Il mondo, celato da Maya, è composto da molteplici sfaccettature, tra le quali si annida il dolore. Quest’ultimo nascosto da un ottimismo tossico della nostra cultura, che nega la sua intrinseca connessione con la vita, così come accade per la gioia. Il velo impedisce di raggiungere la nostra vera essenza, trascinandoci in una ricerca di piaceri momentanei legati alla soddisfazione di bisogni effimeri. La società ci induce a perseguire queste illusioni, simulando una realtà nella quale gli strumenti emotivi possono non essere necessari, portando un declino spirituale.
L’uomo sta perdendo la connessione con la natura autentica e il vero mondo, che oscilla tra mistero e sublime. Strappando il Velo di Maya, possiamo ricreare un mondo fatto di ascesi, di silenzio e sinfonie, di danze nella luce, di emozioni suscitate dal sentire con i propri sensi. Possiamo percepire il mondo per come è nato e non per come è diventato, dove invece abitano le nostre illusioni
Oltre il Velo di Maya, vivremmo il viaggio dell’anima attraverso la mortalità accettata e vissuta come parte integrante della vita. Sentiremmo il dolore senza averne paura e percepiremmo la gioia agli estremi della gratitudine, aprendoci la possibilità di poter indagare sull'esistenza più autentica.